In ambito scientifico, si parla moltissimo di oggettività della ricerca e di avalutatività del ricercatore. Si sostiene che, per garantire l’esattezza del risultato, è necessario che il ricercatore esca dal suo essere persona, metta “tra parentesi” i suoi riferimenti di valore e utilizzi strumenti oggettivi di ricerca. Nell’ottica ontopsicologica, invece, si sostiene che “in qualsiasi scienza, la precisione dell’indagine si affida esclusivamente alla perfezione dello strumento, quindi, in campo di psicologia, è necessaria una soggettività esatta. La suprema forma di conoscenza di cui l’essere umano è capace è subordinata al ripristino della propria autenticità originale”. Ciò significa che, per garantire l’esattezza del risultato, il ricercatore deve prioritariamente farsi totale soggettività. Per il ricercatore, farsi totale soggettività significa che il suo Io cosciente e volontario (Io logico-storico) è pienamente conforme alla sua norma, al suo progetto di natura (al suo In Sé ontico). Infatti, se la sua coscienza è fuori dalla sua realtà, questa deviazione inevitabilmente finisce col “contaminare” la sua ricerca e col tradursi in una improprietà scientifica. Se lo scienziato entra in una ricerca senza essere egli stesso centrato su se stesso, e quindi autentico nella sua natura di progetto psicobiologico specificato, la sua non integrazione con il progetto di natura lo condiziona alla deviazione scientifica.
[Citazione da A. Meneghetti, Manuale di Ontopsicologia, Psicologica Editrice, Roma 2008, p. 174]