Ufficialmente il termine “musicoterapia” è stato coniato dalla scuola medico-psichiatrica, in base a tre situazioni.
1) Da studi compiuti da biologi si sapeva che la musica è qualcosa in dotazione universale del mondo vegetale ed animale; si scoprì che piante ed animali metabolizzano, crescono e producono in rapporto a determinati timbri musicali e melodie. Conseguentemente, alcuni medici e psichiatri interessati alla malattia mentale (specialmente al mondo della disabilità e dell’autismo), avendo notato la reazione sensoria alla musica nelle piante e negli animali, pensarono che si potesse provocare una reazione simile anche negli esseri umani malati. Inoltre, dalla loro esperienza con i diversamente abili, risultava che i malati avevano una reazione interessata alla musicalità.
2) Molti medici – per lo più psichiatri e chirurghi – avevano o hanno una particolare sensibilità o preferenza per il mondo musicale, sia come hobby culturale che come necessità di compensare nella sublimazione, spiritualizzazione o alibi traspositivo della musica, l’eccessivo meccanicismo di una professione troppo fisiologica.
3) Alcuni musicisti erano interessati all’assistenzialismo psicologico in genere, per dimostrare un impegno nella compartecipazione all’aiuto umanitario e compensare così il troppo distacco dai bisogni umani che spesso la loro professione implicava.
Dall’incontro di alcuni musicisti, psichiatri e chirurghi, facilmente si giunse all’idea di utilizzare la musica a funzione curativa, o perlomeno stimolativa. Da questo entourage nasce la musicoterapia moderna, che consiste nello strumentalizzare la musica per fare reagire i portatori di handicap o altro tipo di malato (autistico, schizofrenico, etc.). Questa è l’origine della musicoterapia, che successivamente è stata elaborata in svariate forme dalle differenti ottiche culturali.