Melolistica e sovraccarico informativo

Marcia Emery (consulente ed insegnante universitaria statunitense) precisa che, nel lavoro, è indispensabile “tagliare” la quantità eccessiva di informazioni nella mente, per poter andare “dritti al punto” risolutivo. Aggiunge inoltre che spesso il sovraccarico informativo si determina perché, invece di decidere fidandosi del proprio intuito, ci si rivolge ad esperti, familiari ed amici, che – afferma – ci “sommergono” di informazioni. In realtà è sufficiente anche il solo guardare un cartellone pubblicitario, o l’ascoltare un certo tipo di musica, per essere “bombardati” di informazioni.

La melolistica (uno degli strumenti di intervento dell’ Ontopsicologia) è una tecnica che, oltre a “sbloccare” le parti somatiche ferme o stanche, a livello mentale riattiva il movimento delle cellule nervose (i neuroni), poiché consente a queste cellule di “ballare” su un ritmo consono alla propria natura. Dal momento che, per propria specifica costituzione, ogni cellula si nutre di ciò che la identifica, mentre espelle ciò che non le è proprio, durante la melolistica vengono eliminate le informazioni in eccesso a livello cerebrale.

Pubblicato in:  on Dicembre 3, 2009 at 10:09 am Lascia un Commento
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La musicoterapia “tradizionale”

Ufficialmente il termine “musicoterapia” è stato coniato dalla scuola medico-psichiatrica, in base a tre situazioni.

1) Da studi compiuti da biologi si sapeva che la musica è qualcosa in dotazione universale del mondo vegetale ed animale; si scoprì che piante ed animali metabolizzano, crescono e producono in rapporto a determinati timbri musicali e melodie. Conseguentemente, alcuni medici e psichiatri interessati alla malattia mentale (specialmente al mondo della disabilità e dell’autismo), avendo notato la reazione sensoria alla musica nelle piante e negli animali, pensarono che si potesse provocare una reazione simile anche negli esseri umani malati. Inoltre, dalla loro esperienza con i diversamente abili, risultava che i malati avevano una reazione interessata alla musicalità.

2) Molti medici – per lo più psichiatri e chirurghi – avevano o hanno una particolare sensibilità o preferenza per il mondo musicale, sia come hobby culturale che come necessità di compensare nella sublimazione, spiritualizzazione o alibi traspositivo della musica, l’eccessivo meccanicismo di una professione troppo fisiologica.

3) Alcuni musicisti erano interessati all’assistenzialismo psicologico in genere, per dimostrare un impegno nella compartecipazione all’aiuto umanitario e compensare così il troppo distacco dai bisogni umani che spesso la loro professione implicava.

Dall’incontro di alcuni musicisti, psichiatri e chirurghi, facilmente si giunse all’idea di utilizzare la musica a funzione curativa, o perlomeno stimolativa. Da questo entourage nasce la musicoterapia moderna, che consiste nello strumentalizzare la musica per fare reagire i portatori di handicap o altro tipo di malato (autistico, schizofrenico, etc.). Questa è l’origine della musicoterapia, che successivamente è stata elaborata in svariate forme dalle differenti ottiche culturali.

La scoperta del campo semantico

La scoperta di ciò che è stato poi definito “campo semantico” è nata da una dura ricerca dove la verifica era la sparizione stabile del sintomo.
In sede di training, il prof. Antonio Meneghetti poteva rendersi conto del parlare scisso del soggetto che stava analizzando. Il paziente appariva in un modo ed esisteva in un altro, sia attraverso i cifrati del campo cinesico-prossemico, sia attraverso induzione, analisi, anamnesi e tutto quello che si conosce nel mestiere di psicoanalista. Però rimaneva il fatto che anche quando dava coscienza del comportamento schizofrenico al soggetto, il sintomo non scompariva.
Capitava invece un fatto strano. Antonio Meneghetti – la cui mente era solidamente costruita nell’attenzione della ricerca seria di tanti anni di almeno otto ore di studio al giorno – sapeva quanto poteva nell’attenzione quando indagava un fenomeno. Sapeva per esperienza di anni che non poteva distrarsi. Invece, durante il training, nonostante la connotazione esterna che il paziente dava dei fatti, accusava diverse distrazioni e frequenti fantasie che gli si associavano di continuo alle distrazioni iniziali. Era come se la sua distrazione avesse un proprio spostarsi autonomo da dove egli razionalmente voleva concentrarsi. La distrazione era costante quando Meneghetti metteva a fuoco la possibilità di introspicere il paziente. Nonostante la propria cultura e lo sforzo logistico nella interpretazione di tutte le tipologie che il paziente poteva indicare o lui stesso poteva rilevare, dando una interpretazione più esatta del momento e sempre disposta a qualsiasi variazione, Antonio Meneghetti constatava in sé l’insistenza della distrazione. Ciò accadeva anche durante l’interpretazione onirica.
La prima reazione fu di crisi: rassegnandosi a lasciare ad altri la possibilità di continuare la psicoterapia, Antonio Meneghetti aveva deciso di abbandonare la pratica clinica. Senza discutere intendeva allontanarsi. Prima di arrendersi, però, decise di provare in sede seria se ciò che lui coscientizzava come distrazione, come fantasia associata, fosse probabilità di chiaroveggenza, cioè cominciò a prendere sul serio tutto quello che il suo sforzo logistico tendeva ad escludere. Cominciò a porre il supporto di realtà a tutto quel mondo che sino a quel giorno gli era sembrato assurdo, non controllabile. Provò a porre tutta una concretezza di serietà, e ogni volta che poneva il supporto di realtà a tutto quell’insieme fantasmagorico senza senso, non solo incontrava molto più oggettivamente il paziente, ma il sintomo spariva.
Ponendosi nell’ottica delle indicazioni fantasiose fuori posto, incontrava la realtà dell’altro, incontrava dove egli aveva la sua casa, dove c’era veramente lui. Dando serietà – ma una serietà uguale a quella che un ingegnere può dare ai propri calcoli mentre fa il cemento armato, o a quella di un fisico nucleare quando calcola la probabilità di massa – finalmente vedeva tutto l’altro anche dove non si sapeva, e il sintomo spariva.
Si guardò bene, tuttavia, dal definire il fatto una dote paranormale. Una volta preso con realtà tutto ciò che era dissesto di fantasia, Antonio Meneghetti vi immetteva la stessa logica altrove definita razionale. In sostanza applicava gli stessi parametri della ragione a ciò che aveva l’unico errore di non sembrare reale esterno. Quindi non si trattava di annullare la ragione, ma di investirla su zone ritenute irreali, non esistenti. Da qui il principio fondamentale della scuola ontopsicologica: per conoscere l’uomo bisogna usare tutto l’uomo (quelle fantasie facevano parte del soggetto e quindi andavano analizzate).
Del campo semantico si conosceva già qualcosa (si chiamava l’outside, cioè il “fuori luogo”, il “fuori da te”). Nell’avanzata psicologia “scientifica”, infatti, si era già a conoscenza del fatto che, ad esempio, un soggetto calmo e buono poteva invece essere operativo di disgrazia e di disordini nel contesto a lui prossimo – ospedale, famiglia, convento, amici, etc. – cioè che esisteva la possibilità di attivare altri rimanendo immuni. Meneghetti, però, aveva inquadrato il fenomeno per come agiva, lo aveva analizzato bene e infine l’aveva chiamato “campo semantico”, esattamente sull’omologazione dei campi magnetici, dei campi energetici.

La musicoterapia

La musicoterapia è una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche.

“La musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.
La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.”

Pubblicato in:  on Agosto 27, 2009 at 10:02 am Lascia un Commento
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Processo pratico dell’idromusica solare

Lo svolgimento di una seduta di idromusica solare consta di alcuni  momenti successivi.


I momento: relax psicologico e solare

Il rilassamento è la fase iniziale dell’idromusica, ma anche uno stato  di base che va mantenuto per tutto l’incontro. I partecipanti si  sdraiano inizialmente supini, dopo dieci-quindici minuti proni, con i  piedi rivolti verso il conduttore, ad occhi chiusi, rilassando tutto  il corpo e cercando di fermare qualsiasi attività razionale.
II momento: stimolazione acquatica iniziale
Il conduttore inizia a stimolare il corpo dei partecipanti (sempre  stesi a terra), irrorando un veloce getto d’acqua fresca sui piedi,  per riportare i soggetti alla presenza del proprio corpo qui e adesso.
III momento: getto acquatico di riattivazione
A questo punto il conduttore interviene a sorpresa con un forte getto  d’acqua mirato, il quale agisce al di là delle resistenze somatizzate  o delle stasi del soggetto, allo scopo di aiutare la persona a  prendere coscienza delle proprie parti non vissute, e, al tempo  stesso, stimolare i principali centri vitali dell’organismo.
IV momento: doccia finale
E’ il momento più individualizzato dell’idromusica. I partecipanti  vengono fatti alzare, e a turno si avvicinano al conduttore (alla  distanza approssimativa di un metro), che dà a ciascuno il  getto-doccia definitivo (della durata di 30-90 secondi), perseguendo  il design che si formalizza attraverso una semantica dell’In Sé  organismico dell’altro. Bisogna studiare attentamente le reazioni  dell’organismo, perché ognuno è diverso.

La specificità metodologica dell’idromusica, rispetto ad altre  tecniche e concezioni occidentali ed orientali che possano apparire  simili, è esattamente nella conoscenza del campo semantico, attraverso  cui è possibile cogliere il momento tissutale del soggetto, cioè quei  punti che fanno più esperienza e dove il soggetto è più sensibile.  L’acqua diventa la forma di liquefazione tra emozione, vitalità,  intenzionalità di natura e materia. Si percepisce l’erotismo bianco.  L’energia recuperata va usata in due modi:
a) investimento dell’erotismo in forma storica con un’azione di valore  (ad esempio cucina, arte, sport, studio);
b) sviluppo di piacevole socialità come percezione di appartenenza ad  una specie che ci qualifica e ci onora.

In genere, in concomitanza dell’idromusica solare, viene eseguita  anche la danza statica, ovvero l’esecuzione di pose di danza  artistica, effettuando ritmiche vibrazioni dei muscoli lisci e degli  organi interni, mentre esternamente il corpo rimane statico.

Livelli della melolistica

La melolistica si articola su tre livelli, in funzione di tre obiettivi progressivi.

1) I livello: sanità.

Scopo: la sanità organica. Si ristabilisce l’unità organica tramite la coscientizzazione dei rimossi somatizzati in parti rigide, ferme ed insensibili; si provoca così il rifluire continuo dell’energia all’interno dell’organismo. E’ la fase di correzione ed impostazione. Ogni stereotipia motoria, che è un’abitudine psicologica somatizzata, viene sciolta. La sanità si ripristina perché la vibrazione del diaframma viscerotonico riattiva il ciclo naturale e dà elasticità spaziale alle sinapsi bloccate. Effetti: scompaiono le piccole malattie psicosomatiche, gli intasamenti eterici, i posticipati somatici di errori psicologici; si riattivano gradualmente le condotte originarie dell’organismo sano; si ripristina la esterocettività; si avvia il processo di coscientizzazione della realtà del viscerotonico, che è la prima fase di qualsiasi evoluzione dell’Io, del piacere e della salute.

2) II livello: funzionalità.

Scopo: la sanità organismica e la funzionalità. Dopo aver ristabilito l’unità organica (sull’iso di natura), si coinvolge anche la coscienza, che segue il movimento viscerotonico come si propaga a tutto il corpo, finché si ristabilisce il continuo fra organismo e coscienza. Ogni individuo ha una parte del corpo che esprime l’aspetto punta di tutta la propria personalità, la quale è diversa in ciascuno. Nella melolistica si impara ad attivarla e ciò è molto importante per la funzionalità del soggetto: muovendo quella parte, infatti, si attiva tutto l’olistico-dinamico dell’organico perché essa rappresenta il punto ordine più sano ed intelligente. Si educa al movimento sincrono al punto di partenza interno, cioè ad essere sempre “insieme” all’emozione del momento. Effetti: si sperimenta un senso di benessere, un’accresciuta vitalità ed il potenziamento dell’attività emotiva, sportiva e fisiologica (maggior padronanza ed intimità con qualunque parte del corpo).

3) III livello: espressione artistica e creativa.

Scopo: l’attività totale del corpo a funzione di piacere estetico e potenziamento della persona. In questa esperienza si consolidano le pulsioni e la circolarità tra l’In Sé ontico e i diversi settori somatici. Si apre la possibilità di esperienze psicologiche superiori e si verifica il trascendimento del dato fisiologico-organico. Anche il ritmo diventa fenomenologia occasionale per entrare nella pura percezione dell’essere.

Melolistica

This technique was invented and perfected by Professor Antonio Meneghetti, and is one of the most important innovations of ontopsychological science, as a reinforcement and confirmation of modern man’s aesthetical needs.
Melolistica is the pleasure of discovering our own body with spontaneity, increasing physical well-being through a vital rhythm.
This is what you experience in a Melolistica session, thanks to a musical rhythm which reproduces the biological rhythm of the organism. This is performed by an expert technician who can guide all the participants to a synchronicity with their most vital aspect.

Pubblicato in:  on Maggio 21, 2009 at 1:57 pm Lascia un Commento
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VIII Congresso mondiale di psico-oncologia (1)

Venezia 18-21 ottobre 2006

Studiosi provenienti da 58 diversi paesi hanno preso parte all’VIII Congresso Mondiale di Psico-Oncologia (2).
Tra i saluti inaugurali quello del sindaco di Venezia Massimo Cacciari è andato oltre il consueto saluto di rito. Egli, ricordando l’etimologia della parola psiche, dal greco psiuchè che significa soffio, forza vitale, anima, si è augurato che proprio la medicina operi una svolta verso un approccio olistico della persona e non rimanga legata a quello più settoriale e meccanicistico come purtroppo accade oggi in gran parte delle sue applicazioni.
Forse qualcosa comincia a cambiare anche in Italia, forse la ricerca scientifica comincia a spostare l’asse del suo interesse verso una visione interdisciplinare e interculturale dell’uomo, perché anche se malato in un organo è pur vero che quell’organo funziona in quanto facente parte di una struttura complessa ma unitaria. Allora diventa fondamentale tenere in grande risalto l’identità di quel soggetto, che ha anche un organo malato, e verificarne lo stile di vita – fin nei più reconditi meandri della sua mente – per vedere se conforme o meno alla propria identità.
L’analisi ontopsicologica ha già alle sue spalle ben trenta anni di ricerca applicata e mi fa piacere ricordare che il tema sulla comprensione dell’attività psichica come variabile delle coordinate biologiche è stato illustrato, anche, attraverso l’analisi clinica in vivo avvenuta durante tre seminari internazionali tenuti dal prof. Antonio Meneghetti a Ginevra nel 1997, ad Assisi nel 1998 ed a Cattolica nel 1999.
È proprio per questo che l’Associazione Europea di Ontopsicologia ha voluto dare il proprio contributo al congresso presentando tre lavori:
- Neoplasia and psychotheic image (3)
- Is there an association between depression and its role over the course of cancer therapy? (4)
- Factors influencing the process of psyche-body interaction and its role over the course of cancer (5)
E che, con gioia, ha visto l’applicazione della metodologia in Italia da parte di studiosi formati dalla scuola ontopsicologica in un progetto di intervento descritto nel lavoro dal titolo The form of health (6).
La nota piacevole di questo convegno è stata proprio l’aver toccato con mano che ancora molti studiosi cercano davvero la soluzione al problema e sono proprio questi che hanno rintracciato, nella novità dell’approccio ontopsicologico, la possibilità di intervenire precocemente nel decorso della malattia ed hanno espresso il loro desiderio di acquisire conoscenze maggiori sulla metodologia. Hanno praticamente fatto incetta della brochure della Psicologica Editrice. Tra i convenuti si è avuto un proficuo scambio. Ricordiamo, tra gli altri, quello con la dr. D. Scarfoni direttrice del dipartimento di psicologia di LALCEC, e l’Istituto di psicosomatica e psiconcologia del collegio degli psicologi (Rosario e Buenos Aires, Argentina), che ha visitato la sede dell’Associazione Internazionale di Ontopsicologia a Roma e la sede distaccata del polo didattico della cattedra di Ontopsicologia, facoltà di Psicologia, Università Statale di San Pietroburgo.
Certo le difficoltà per voltare pagina sono molte, ma per coloro che realmente cercano la soluzione a questo problema si tratta solo di apprendere il modello interdisciplinare e interculturale dato dall’approccio ontopsicologico, applicarlo e valutarne i risultati nel quotidiano.

1) Gli abstract delle relazioni accettate sono stati pubblicati sull’International Journal of Psycho-oncology. Journal of the Psychological, Social and Behavioural Dimensions of Cancer.
2) Il congresso si è svolto con il patrocinio di diverse istituzioni tra cui: Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, Regione Emilia Romagna, Regione Veneto, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Venezia, Università di Ferrara, Università Cà Foscari di Venezia, Comune di Venezia, Provincia di Venezia, Provincia di Ferrara, Comune di Ferrara, Ordine Nazionale Psicologi, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri.
3) Ceccarelli F., Palumbo G.
4) Palumbo G.
5) Palumbo G., Ceccarelli F.
6) Carotenuto M., Persiani M.

Il campo semantico

Tutti intuiamo che esiste una modalità di comunicare e di conoscere che va oltre il linguaggio verbale e l’utilizzo dei 5 sensi, ma non sappiamo spiegarla razionalmente. Grazie alla scoperta del campo semantico, la scienza ontopsicologica è in grado di rilevare e decodificare secondo una logica scientifica questa comunicazione di base che la natura utilizza fra le sue individuazioni.

A dispetto della nostra “sordità” nei suoi confronti, attimo per attimo si esprime con informazioni precise ed esatte su come le cose stanno. Superando finalmente ogni idea di “extra-sensorialità”, il metodo ontopsicologico definisce razionalmente come recuperare la comprensione di questo linguaggio che ci appartiene per natura, ma al quale siamo stati “disabituati”.

La Melolistica come strumento terapeutico

L’apprendimento è l’azione che costruisce ed afferma l’individuo nel mondo , secondo le sue capacità , i suoi bisogni, i suoi desideri, specifici di quel soggetto unico e irripetibile.

Per riuscire bisogna aver il desiderio di esplorare se stessi e il mondo esterno.

Questa è la base per crescere in modo cosciente con quello che possiamo definire un criterio di natura, specifico di ogni uomo sia esso adulto o bambino.

Per apprendere e realizzarsi l’uomo ha bisogno di comunicare .

E’ molto importante quindi, che la comunicazione sia uniforme al fine che il soggetto tende a raggiungere, al contrario ci sarebbe una intenzionalità inconscia non controllata.

La comunicazione orale, ha una intenzionalità reale e cosciente quando è globale, cioè quando il linguaggio orale, corporeo, il tono della voce, si attivano in modo sinergico, dando a chi ascolta , una gestalt precisa ed efficiente.

Se il parlante usa correttamente la comunicazione globale, ma soprattutto se è cosciente e uniforme al suo criterio di natura , il messaggio risulterà rotondo, compatto ed efficiente.

Nell’azione terapeutica il logopedista deve dare questo passaggio di uniformità , perche ogni aspetto della comunicazione si unisca all’altro rafforzandolo, e inoltre ciò permette al cliente di metabolizzare l’intervento e farlo suo.

Quindi il processo di apprendimento del linguaggio orale inizia con il consenso dell’apprendista , il quale vede nelle attività una possibilità di crescità che si manifesta con una sensazione di piacere .

Il tecnico deve avere la capacità di stimolare tale desiderio di crescita e una visione uniforme e mai scissa delle modalità

di apprendimento dell’essere umano, che sono caratterizzate e corrispondenti ad un criterio di natura .

La musicoterapia Ontopsicologica o melolistica, è una tecnica psicomotoria che usa la musica come attività totale del corpo e ha funzione di potenziamento della persona.

Più specificatamente la melolistica è l’estroversione organico emozionale della personale esistenza attraverso la strumentalizzazione della musica..

Non si tratta di insegnare la musica al corpo, ma di suonare la musica del corpo.

Questa tecnica aiuta l’individuo ad avere più coscienza del proprio corpo e del suo criterio di natura , ridà vigore alla capacità evolutiva e creativa, indispensabile per l’apprendimento del linguaggio.